lunedì 21 luglio 2008

Libri da ardere (Amélie Nothomb)



L’unico testo teatrale della scrittrice belga Amélie Nothomb, autrice di culto degli ultimi anni, è sicuramente al di sotto delle aspettative e soprattutto inferiore, come ritmo, pathos e concettualità, ai suoi altri lavori. Il romanzo (Edizioni Robin - Biblioteca del Vascello) non spicca mai il volo, non fa né ridere né sorridere, e tantomeno piangere o commuovere. 

La scena si svolge nella casa di un professore di letteratura, durante un gelido inverno, mentre infuria una non ben identificata guerra. Potrebbe essere ambientato al giorno d’oggi o un secolo fa, ma poco importa. Sullo sfondo conformismo e una biblioteca universitaria, unico luogo della cittadina dove ancora c’è un po’ di calore. I tre protagonisti, appunto il prof, il suo assistente Daniel e la fidanzata di quest’ultimo, Marina, cambiano a mano a mano che il tempo passa, ma mentre due di essi (il docente e la ragazza) in un certo senso “si perdono”, il ragazzo mantiene, anche di fronte alle crescenti difficoltà, una specie di dirittura morale.
Ma forse è il freddo il protagonista della storia. Riempie le ossa e il cuore, altera la personalità, ma in modo diverso – e diversamente visibile - nei protagonisti. Marina sembra soffrirlo più degli altri: non pensa ad altro e piega “molto” di sé nel tentativo di scaldarsi, proponendo di usare come combustibile la meravigliosa biblioteca del professore. Alla fine anche gli altri accettano. E qui inizia una sorta di gioco di forza fra i tre, che tentano di far resistere il più a lungo possibile la letteratura che si predilige; in questo modo, però, si scoprono le passioni nascoste, i pudori (il professore che ama un autore che invece disprezzava e ridicolizzava con gli alunni), ma alla fine anche i libri finiranno e rimarranno il freddo e le bombe.

Germana Brizzolari